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05/07/2021

Più fondi ai privati? La sanità Fvg non segua il fallimentare modello lombardo

Il piano per il contrasto delle liste di attesa presentato dalla Regione è in «stridente contraddizione con le drammatiche esigenze evidenziate dalla pandemia, con le direttive del Governo italiano e le stesse linee guida dell’Oms». A denunciarlo, all’unisono, sono i sindacati Cgil del lavoro pubblico e dei pensionati, con i segretari regionali Orietta Olivo (Funzione pubblica) e Roberto Treu (Spi), che bocciano in pieno la scelta, «tutta ideologica», di favorire il privato a scapito degli investimenti nel pubblico.
«Nonostante il Governo abbia stanziato consistenti risorse aggiuntive proprio per contrastare la crescita delle liste di attesa attraverso adeguati interventi di potenziamento della sanità pubblica, la Regione va esattamente nella direzione opposta, prefigurando una riproposizione in piccolo riproposizione di quel sistema lombardo che ha penosamente fallito di fronte l'emergenza sanitaria», sostengono Olivo e Treu. «Questi provvedimenti, purtroppo coerenti con le altre misure adottate dall’assessore alla sanità volte a ridurre la sanità pubblica territoriale, non sono né adeguati né sufficienti – proseguono – per far fronte alle condizioni delle persone, e soprattutto degli anziani, che rappresentano l’utenza più fragile. Siamo di fronte, del resto, a una strategia che il centrodestra aveva annunciato fin dal suo insediamento al governo della regione e che la pandemia ha solo rinviato: il rafforzamento della sanità privata a scapito di quella pubblica. Invece di rafforzare la sanità pubblica, che finalmente inizia a prendere un po' di respiro dopo gli sforzi immani del personale, al momento neppure riconosciuti economicamente, si investe sul privato, incrementando di oltre 20 milioni le risorse destinate a finanziare le prestazioni in convenzione. Incremento che peraltro non porterà a nuove assunzioni nel privato, ma solo a un aumento delle prestazioni erogate in regime di libera professione».
La bocciatura è totale, ma non nasce da una «demonizzazione» della sanità privata, «nella quale – dichiarano i segretari della Fp e dello Spi – ci sono validi professionisti e personale che dà il meglio di sé per offrire un buon servizio, pur avendo dovuto attendere ben 14 anni per veder rinnovato il proprio contratto, firmato peraltro grazie a un sostanzioso apporto di risorse pubbliche». Dietro alla presa di posizione delle due categorie la richiesta di «un piano, di cui al momento non c’è traccia, volto a recuperare le liste di attesa attraverso il potenziamento della sanità pubblica e in primis di adeguati interventi per far fronte all’emergenza personale, che attualmente è allo stremo, sia nei servizi ospedalieri che in quelli territoriali». Questa, per Olivo e Treu, l’unica priorità, «e non un cambiamento di rotta, attraverso una privatizzazione strisciante, di una sanità che fino a pochi anni fa rappresentava un’eccellenza in Italia».