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30/04/2020

Soci delle coop sociali senza stipendio, bombardamento di cartoline ai sindaci e all’Anci

«Forse non saremo infettati, ma se non fate nulla di sicuro finiamo affamati!». Non poteva essere più esplicito, l’allarme dei 6mila addetti delle coop sociali del Friuli Venezia Giulia occupati nella filiera degli appalti degli enti locali. Un Sos lanciato questa mattina su iniziativa della Funzione pubblica Cgil, con una cartolina (vedi allegato) recapitata via mail ai sindaci del Friuli Venezia Giulia, all’Anci che li rappresenta e al presidente della Regione Massimiliano Fedriga. «Il Coronavirus – si legge nella cartolina – ha fatto chiudere le scuole e noi siamo personale che lavora nei servizi scolastici. Adesso siamo in Fis (la cassa integrazione in deroga a carico del Fondo integrativo salariale Inps, ndr), ma i soldi non arrivano ancora. Le Cooperative di cui siamo soci o dipendenti hanno anticipato i soldi questo mese, ma non incassano per cui non anticiperanno più».
«I lavoratori delle coop sociali non chiedono l’elemosina – spiega la segretaria regionale della Fp-Cgil Orietta Olivo – ma la pura e semplice applicazione di uno strumento già previsto dal decreto Cura Italia, che all’articolo 48 dispone non solo l'obbligo di co-progettare i servizi sospesi al fine di riattivarli a favore dell'utenza, ma anche la necessità di rispettare gli impegni contrattuali garantendo quei pagamenti che possono far sopravvivere il settore». La maggior parte dei Comuni, sostiene la Cgil, non ha provveduto in tal senso e questo fa crescere l’allarme dei lavoratori, come testimonia ad esempio la recente iniziativa di 70 educatori isontini nei confronti dei sindaci della provincia di Gorizia.
L’appello – di qui la scelta di inviare la cartolina anche al presidente Fedriga – è esteso anche alla Giunta regionale , che per la Cgil può svolgere una funzione di “moral suasion” nei confronti dei sindaci. «Questo – spiega Olivo – tenendo conto anche delle indicazioni operative recentemente impartite agli enti del Servizio sanitario regionale attraverso una nota redatta dalla Direzione centrale delle politiche per il Terzo Settore. Indicazioni – conclude Olivo – che invitavano aziende e distretti a riprogettare i servizi e garantire i pagamenti, proprio come prevede il Cura Italia. Se l’obiettivo è quello di salvare i redditi dei lavoratori, l’occupazione e le aziende, del resto, non si comprendono i motivi di discriminare quelle impegnate non nella produzione di beni, ma nell’erogazione di servizi indispensabili per il territorio e i cittadini».